LA FARFALLA LALLA

Aggiornato il: mar 30




C’era una volta una farfalla,

credo il suo nome fosse proprio Lalla,

era appena uscita dal suo bozzolo con sforzi irreali

e la luce del mattino attraversava le sue fragili ali.

Per lungo tempo era rimasta al buio addormentata,

sospesa tra ciò che era e ciò che sarebbe diventata.

Proprio lì, in quello stadio, aveva a lungo sognato

una misteriosa distesa di un cielo specchiato.


Era finalmente giunto il momento dell’azione.

Che desiderio, che trepidazione!

Quel luogo assolutamente doveva cercare.

Un sogno o un destino? Quel dì partì alla volta del MARE.


-Ma da che parte andare?

Meglio chiedere a qualcuno, non vorrei sbagliare.

-Ciao amica ape, sai dirmi in che direzione andare per arrivare al mare?

-Certo, lo so…devi attraversare quel bosco, poi una collina

e al tramonto sarai finalmente vicina.


Lalla si stiracchiò le ali e iniziò il suo volo,

sentite anche voi queste vocine in coro?

La penombra degli alberi fitti faceva un po’ paura,

ma Lalla della sua decisione era sicura,

entrò subito intorno luci danzanti,

piccole fate e verdi giganti.

-Non aver paura dolce farfalla,

sorridi, canta con noi e balla.

Dove sei diretta? Ti possiamo aiutare?

-Vado in cerca del mare, mi potreste accompagnare?


Ma secondo voi son tutte buone le fate?

Non sempre son quel che pensate?

Dovete sapere che alle fate dal corpicino illuminato

non è permesso uscire dal bosco incantato,

tra di loro c’è né sempre una un po’ invidiosa

che proprio non sopporta chi è più coraggiosa.

-Vieni di qua! -una gialla fatina la chiamava di là.

– Son io la più luminosa e meglio la strada ti posso indicare…


Lalla ormai la seguiva felice e iniziava a ballare.

-Attenta farfalla, non ti fidare! – una vocina si sentì sussurrare.

-Ho ben sentito? Che faccio? Che dico?

Non ci fu il tempo per ben pensare…ormai si era fatta ingannare!

Un muro di rovi, spine affilate…risate invidiose di bocche fatate.


Oh, povera Lalla! Era triste e disperata,

stava per finire il tempo della sua vita alata,

magari potesse il vecchio corpo peloso ricreare

così da poter quel muro strisciando attraversare.


Per fortuna quella saggia vocina era ancora con lei

-La tua luce è tenue e delicata, ma tu chi sei?

-Non mi serve una luce forte, chi vuol essere aiutato

riesce a vedermi e sentire ogni consiglio donato.

Conosco il modo per oltrepassare il rovo,

seguimi e ti indicherò un passaggio sicuro.


Un sospiro e due battiti d’ali ed eccole lì

davanti ad uno strano albero, cresciuto così

tra spine intrecciate e foglie pungenti

con un tronco altissimo e rami cadenti.

Da una cavita oscura, due piccoli occhietti

un nasino e due buffi baffetti…

-Vieni fuori! – disse la fata con fermezza

e l’animaletto usci in gran fretta.

Era strano davvero, ma questo a Lalla non importava

lo aveva guardato bene negli occhi e ora si fidava.

La sua esperienza le aveva insegnato

che l’apparenza ha tanti ingannato,

lo seguì allora senza timore

nei cunicoli del tronco fino al sole.


Un prato, un campo di grano, una scogliera…ma era quasi sera.

Una strana sensazione… ansia, paura o soltanto felicità pura?

Il mare era lì tra il cielo e il tramonto

lo guardava cercando un confronto,

più bello di come lo aveva immaginato,

più pericoloso di ogni ostacolo affrontato.


Non si sa quando e se mai avvenne

l’incontro tra un desiderio e due antenne

ma di quella farfalla

ancora la storia si narra…

era nata con un sogno da realizzare

e con coraggio era andata verso il MARE.



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